Alimentazione a base vegetale e longevity: c'è grande attenzione sul legame tra quello che mangiamo e la capacità di vivere a lungo. Uno studio - condotto con Astraricerche da MartinoRossi in occasione di Spazio Nutrizione, nel congresso promosso da SINEP (Società Italiana di Nutrizione e Prevenzione) - unisce due prospettive complementari: quella dei consumatori italiani e quella dei professionisti della nutrizione, tracciando l’evoluzione dei consumi, delle barriere quotidiane e della prevenzione.

La prospettiva dei nutrizionisti: il 74% degli intervistati considera i legumi la fonte proteica più sottoutilizzata nell’alimentazione degli italiani

I nutrizionisti non hanno dubbi: il 95% ritiene i legumi utili per invecchiare in salute e il 74% li considera la fonte proteica più sottoutilizzata nell’alimentazione degli italiani (con un 41% molto d’accordo). Rispetto a cinque anni fa, le richieste dei pazienti indicate più spesso in aumento riguardano disturbi specifici e infiammazioni (87%) e il desiderio di avere un rapporto più consapevole con il cibo (78%).

Secondo gli esperti, i pazienti credono soprattutto nella dieta mediterranea (77%) e nella riduzione dei cibi industriali o processati (72%). Ma è proprio sui legumi che emerge la distanza più ampia tra il giudizio dei professionisti e quello che attribuiscono ai pazienti che, nella percezione degli esperti, li riterrebbero utili solo nel 39% dei casi. Il confronto con la ricerca sulla popolazione suggerisce che la distanza sia più di consapevolezza che di convinzione: gli italiani non rifiutano i legumi, semplicemente non li pensano ancora spontaneamente come alimento utile alla longevità.

Il prodotto pronto ben formulato è promosso
Il 57% degli italiani e il 76% dei nutrizionisti riconoscono che i prodotti vegetali confezionati aiutano ad aumentare le proteine vegetali senza stravolgere le abitudini, e per il 70% degli esperti risolvono il problema di mettere in tavola qualcosa di sano quando si ha poco tempo. Per il 97% dei professionisti indicazioni troppo rigide riducono l’aderenza a un regime alimentare, e il 71% considera un prodotto pronto un compromesso accettabile se la composizione è buona.

La condizione è la qualità.
Gli italiani chiedono soprattutto assenza di additivi, conservanti e coloranti (80%), ricchezza di fibre (75,3%), pochi grassi saturi (73%) e ricchezza di proteine (72%), e il 47% dichiara di non capire bene che cosa contengano i prodotti vegetali confezionati. I nutrizionisti, frenati soprattutto dal contenuto di sale (70%) e di grassi (65%) e dal grado di trasformazione (62%), chiedono in primo luogo pochi grassi saturi (85%). I due fronti si incontrano anche sull’indicazione chiara del legume o del cereale di origine, importante per il 77% dei nutrizionisti e il 72% degli italiani.

Anche fuori casa c’è spazio per crescere: per il 51% dei nutrizionisti ritiene che una maggiore disponibilità e consapevolezza nella ristorazione è lo strumento più utile per mantenere un consumo più alto di proteine vegetali.

La prospettiva dei consumatori:  in crescita l’attenzione al futuro e riconosciuto il legame con l’alimentazione

Per il 76% degli italiani l’obiettivo è restare autonomi il più a lungo possibile, anche a costo di qualche rinuncia nel presente, e il 71% dichiara di prendersi già cura della propria salute pensando alla vecchiaia. Un desiderio che ha anche una forte dimensione familiare: il 74,6% vorrebbe invecchiare senza pesare sui propri familiari. Tra le preoccupazioni crescenti emergono soprattutto la perdita di energia e forza fisica (57%), di lucidità (53%) e di autonomia (52,5%).

In questo quadro, l’alimentazione ha un ruolo centrale: il 65% è convinto che ciò che mangia oggi influirà concretamente su come starà dopo i 70-75 anni e il 67% considera il cibo una vera e propria medicina preventiva per restare indipendenti.

La prospettiva degli italiani: uno su quattro sceglierà più vegetale tra 5-10 anni
Sebbene l’alimentazione degli italiani resti in prevalenza onnivora (59%), il 29% si riconosce nella dieta mediterranea e il 12% segue uno stile orientato al vegetale (soprattutto flexitariano). Guardando al futuro, però, si delinea un orientamento più deciso verso il vegetale: entro 5-10 anni il 25,5% degli italiani prevede di spostarsi verso un’alimentazione tendenzialmente vegetale.

Rispetto al 2025 cresce già l’attenzione alla qualità nutrizionale: chi definisce la propria alimentazione ricca di fibre sale dal 21,6% al 27,5%, ricca di proteine dal 4,8% all’8,2%. Rispetto a 3-5 anni fa, inoltre, il 44% dichiara di consumare più prodotti vegetali e il 31% più proteine.
Le fonti proteiche vegetali sono presenti nella dieta settimanale del 75% della popolazione (il 41% le consuma almeno tre volte a settimana). I legumi sono presenti almeno una volta a settimana sulle tavole del 73,5% degli intervistati, prevalentemente 1 o 2 volte a settimana (45%).

Legumi: riconosciuti utili ma ci sono ancora barriere
Spontaneamente la longevità si associa agli alimenti vegetali (62,6%), soprattutto a verdura e frutta. I legumi restano ai margini, citati spontaneamente dal 9,8%. Quando però vengono ricordati, il quadro cambia: il 78,4% li riconosce utili per invecchiare in salute e il 58,3% concorda sul fatto che chi mangia molti vegetali e legumi viva più a lungo e in salute.

Nonostante il 65% degli italiani desideri aumentare la quota di proteine vegetali e il 59,4% riconosca il loro ruolo nel mantenimento della massa muscolare, le conoscenze reali restano parziali: sebbene il 92% abbia sentito parlare di proteine vegetali, solo il 58% dichiara di sapere di che cosa si tratti e solo il 16,5% possiede un’ampia familiarità con i temi della longevità.

Tra gli italiani incerti o non molto interessati ad aumentare le proteine vegetali, il primo freno è la convinzione di assumerne già abbastanza (32%), seguita dalla difficoltà di digerire i legumi (21%). Sul totale della popolazione, il 42% pensa che un’alimentazione ricca di vegetali costi di più e il 40,6% che le alternative vegetali siano meno gustose. Il timore di non assumere abbastanza proteine riguarda soprattutto i giovani: il 59% della Gen Z, contro il 26% dei Baby Boomers.

Nei prodotti vegetali confezionati gli italiani cercano soprattutto praticità, e l’adozione è guidata dalle nuove generazioni: il consumo settimanale raggiunge il 43% tra i giovani della Gen Z, a fronte del 16% tra i Baby Boomers. L’82% chiede all’offerta del mercato novità e miglioramenti, prima fra tutte versioni più sane (in crescita dal 24,8% del 2025 al 34,6%), e il 61% sarebbe spinto all’acquisto da un contenuto proteico dichiarato e ben visibile in etichetta.

Il 45% degli italiani si è rivolto almeno una volta a un nutrizionista, dietista o dietologo, e la fiducia riposta nel medico specialista (80%) e nel nutrizionista (77,6%) supera nettamente le altre fonti.

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Source: ANSA · Agenzia ANSA

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