Dodici euro e ottanta centesimi. È questa la cifra che, secondo quanto contestato dalla famiglia, avrebbe impedito a una bambina di 9 anni di usufruire della mensa scolastica, costringendola a lasciare anticipatamente la scuola e a rinunciare al pranzo con i compagni. Una vicenda sulla quale il Comune di Taranto offre una ricostruzione diversa: la famiglia, sostiene l'assessora alla Pubblica istruzione Maria Lucia Simeone, era stata informata della morosità già ad aprile e la bambina sarebbe stata prelevata prima della pausa pranzo, senza essere privata del pasto davanti agli altri alunni.
La vicenda è arrivata a Palazzo di Città con una diffida dell'avvocato Fabrizio Del Vecchio che assiste il padre e chiede il ripristino del servizio, riservandosi di ricorrere al giudice anche per il risarcimento dei danni. Anche oggi la piccola non ha potuto usufruire della mensa: ai genitori è stato riferito che potrà rientrare nell'elenco degli ammessi soltanto dopo la regolarizzazione della posizione. Tutto comincia il 3 novembre, all'avvio della refezione scolastica, quando il padre riceve una telefonata dalla scuola con l'invito a riprendere la figlia alle 13 anziché alle 16.15. Il motivo sarebbe un insoluto dell'anno precedente. "Vedere una bambina allontanata dall'istituto scolastico e dai compagni di classe in quel modo è devastante. Siamo rimasti scioccati. Qui si nega il pasto, ma anche il diritto allo studio", racconta il genitore.
L'assessora precisa che il referente scolastico aveva avvisato la famiglia, permettendole di prelevare la bambina prima del pranzo. La direzione comunale, aggiunge, aveva comunicato l'esistenza della morosità il 15 aprile, mentre il debito era visibile sulla piattaforma utilizzata per prenotare i pasti. "La bambina ha usufruito del servizio mensa gratuitamente per diversi mesi", afferma l'assessora, quantificando in 38 euro l'insoluto, superiore alla soglia di 30 euro fissata dal regolamento. Il padre, però, contesta sia la ricostruzione sia l'importo. Dopo aver chiesto chiarimenti a scuola e Comune, afferma di aver ricevuto risposte differenti: "Dall'istituto mi hanno detto che non era di loro competenza, mentre il Comune ha riferito che il suo nome non era stato inserito nell'elenco e che risultava un insoluto".
E sulla cifra aggiunge: "Prima mi hanno indicato 38,40 euro, poi mi hanno mandato uno screenshot con un saldo negativo di 12,80 euro, senza intestazione". La questione, per il genitore, non riguarda soltanto il conto da saldare, ma il modo in cui è stato gestito: "In sede di iscrizione non ho ricevuto alcun diniego. Non puoi dirmi che, se non paghi 12 euro, non faccio entrare la bambina a mensa. Stiamo scherzando? Questo comportamento è aberrante". Il padre, intanto, pensa soprattutto a come proteggere la figlia dalle conseguenze di quanto sta accadendo. "Io - si sfoga - devo tutelare la mia bambina. Le ho detto: oggi dobbiamo andare dalla nonna che ha preparato la pasta al forno. A questo siamo arrivati, è una situazione assurda".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Source: ANSA · Agenzia ANSA
At a glance
- Topic
- World
- Country
- 🇮🇹 IT
- Publisher language
- IT
- Added to Allnira