La più grande disfatta repubblicana alle urne dai tempi del Watergate mette in dubbio il futuro di JD Vance. Una candidatura del vicepresidente alle presidenziali del 2028 era data quasi per scontata prima delle elezioni di metà mandato, ma dopo la scottante sconfitta appare molto incerta. I finanziatori del partito sono in fuga e cercano candidati alternativi fuori dall'amministrazione prevedendo due anni di fuoco fino alla fine dell'era Trump.

La nomina di Stephen Miller a capo di gabinetto mostra un presidente combattivo, pronto a dare battaglia e a difendersi dagli attacchi dei democratici. "L'America ha fatto un enorme passo indietro nella storia con i risultati delle ultime elezioni", ha tuonato sul suo social Truth. "Ho il potere assoluto di veto, e lo userò quando necessario. Maga non molla quando i risultati sono deludenti, va avanti", ha scritto ai suoi sostenitori. Toni accesi dietro ai quali molti già vedono lo zampino del falco Miller, l'architetto di quella stretta all'immigrazione respinta dagli americani alle urne.

Anche la richiesta al lottatore Dana White, numero uno dell'Ultimate Fighting Championship, di essere il portavoce della Casa Bianca si inserisce nella voglia di Trump di mostrare i muscoli agli avversari, e lascia intravedere due anni di scontro. Quarantotto mesi in cui Vance si gioca il suo futuro politico. Predestinato ad assumere le redini del movimento Maga, Vance dopo la sconfitta si trova all'angolo.

Molti finanziatori gli hanno già girato le spalle ritenendo che sia troppo legato all'amministrazione Trump per poter correre con successo alla Casa Bianca. Altri gli hanno proposto delle alternative, quali correre per il suo vecchio seggio in Ohio o per la carica di governatore dell'Ohio. Posizioni che Vance ha scartato in quanto un ripiego rispetto ad ambizioni ben maggiori.

Nelle ultime ore il vicepresidente ha iniziato a smarcarsi da Trump, puntando il dito contro la guerra in Iran come causa della sconfitta dei repubblicani. Una mossa che non è piaciuta a molti nel partito e tantomeno ai finanziatori, già impegnati a valutare altre alternative per il 2028.

Fra le ipotesi circolate con maggiore forza c'è quella di Ron DeSantis, il governatore uscente di quella Florida ultimo baluardo repubblicano che ha resistito alle Midterm. Il suo recente blitz sulle tv ha alimentato i rumors di una sua nuova discesa in campo considerata da molti una rivincita dopo che nel 2024 è stato battuto alle primarie proprio da quel Donald Trump ora bocciato dagli americani. Potrebbero aspirare al 2028 anche il senatore Ted Cruz e il governatore della Georgia Brian Kemp. Fra i potenziali candidati potrebbero esserci poi il senatore Rick Scott e la governatrice dell'Arkansas Sarah Huckabee Sanders, ex portavoce della Casa Bianca.

Alcuni finanziatori del partito repubblicano stanno facendo pressione su Marco Rubio affinché scenda in campo, ma il segretario di Stato ha ribadito che se Vance dovesse candidarsi lo sosterrebbe. Inoltre anche il sostegno per Rubio sta calando dopo le midterm, tanto che molti ipotizzano che lascerà se dovesse decidersi di candidarsi. L'ex direttrice dell' intelligence Tulsi Gabbard vorrebbe avere un ruolo alle presidenziali ma non da candidata se Vance scendesse in campo.

Mentre il vicepresidente si prende del tempo per riflettere e decidere come procedere, alcuni suoi alleati ricordano come Vance non sia mai stato totalmente certo di una sua candidatura. Lo scorso ottobre ha ammesso pubblicamente che c'era la possibilità che non si sarebbe mai candidato ma non era apparso convinto. "Sulle decisioni più importanti della mia vita, e mia moglie lo può confermare, sono uno che tende a rimandare", aveva aggiunto. Ora però è arrivato il momento per Vance di decidere e agire di conseguenza se vuole rilanciarsi e avere una chance per le presidenziali.

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Source: ANSA · Agenzia ANSA

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