Donald Trump, incassata in parte la delusione per la sonora sconfitta subita alle midterm, non cede e torna all'attacco, lanciando un chiaro avvertimento: "Non mi arrenderò mai". Malgrado la pesante batosta, il tycoon ritrova energie e spara ad alzo zero contro i democratici, accusandoli del 'giovedì nero' di Wall Street. E, mentre dietro le quinte si tratta, rispolvera le minacce all'Iran: 'O fanno l'accordo o li distruggo'. Intanto, nell'ambito della resa dei conti apertasi alla Casa Bianca e all'interno del partito repubblicano, cade la prima testa: è quella del capo dello staff del presidente Susie Wiles.
Al suo posto Trump ha nominato Steven Miller, suo fedelissimo e architetto delle politiche trumpiane sull'immigrazione, assecondando così le richieste giunte da una parte dei leader del movimento Maga. Il contraccolpo del voto sui mercati finanziari da al tycoon lo spunto per sferrare il primo vero attacco ai democratici dalle elezioni: è colpa loro se Wall Street ha vissuto quella che definisce "una delle giornate peggiori della sua storia".
Perché lo tsunami blu ha mandato in fumo 3.200 miliardi di dollari di capitalizzazione messi insieme "con un impegno enorme", per colpa - accusa - dei propositi dem di regolamentare Big Tech. Il tycoon, poi, rivendica "al 100%" il pieno supporto alla Super Intelligenza, convinto che "sia miope" non dotarsene, a dispetto della chiara bocciatura dei data center emersa dalle urne in tutto il Paese. Sull'Iran, poi, il tycoon appare indeciso, ma torna a usare parole dure: "Vogliamo andare oltre e limitarci a certificare l'accordo, il che significherebbe che una cosa del genere non accadrà mai più...Oppure possiamo distruggere il resto del Paese, ma preferirei non farlo, se possibile. Ma forse sarò costretto, lo saprete presto".
Nel frattempo ha riunito per la prima volta nel dopo midterm i consiglieri per la sicurezza nazionale. Mentre i media americani hanno dato conto del pressing del vicepresidente Jd Vance per una soluzione negoziale con Teheran, il primo punto del suo programma di rifondazione della destra Usa in vista delle presidenziali del 2028. Secondo Axios, il presidente, almeno per ora, valuta tre opzioni: lanciare nuovi attacchi (secondo Fox News il 9 novembre, con la luna nuova), continuare a strangolare economicamente il regime iraniano o raggiungere un accordo che includa significative concessioni a favore di Teheran. Il tutto nel mezzo dell'intensa attività diplomatica, incluse le numerose telefonate tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e i mediatori regionali di Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Oman ed Egitto. Poi c'è la resa di conti nel partito. Il tracollo elettorale repubblicano ha aperto la battaglia per le primarie del Grand Old Party con vista sul 2028: Vance è finito sotto accusa per aver attribuito il disastro delle urne alla guerra in Iran, dimenticandosi "dei dazi e del costo della vita" (ha rilevato il Wall Street Journal), e altri esponenti di spicco del partito sembrano voler prendere le distanze dall'amministrazione, definendo le proprie posizioni.
Si è già creato, in altri termini, un ampio margine di manovra per gli aspiranti candidati alla Casa Bianca, tra cui il governatore della Florida Ron DeSantis e il senatore del Texas Ted Cruz, per contrapporsi a Vance. Mentre il segretario di Stato Marco Rubio, a dispetto della smentita sulla sua uscita dall'amministrazione Trump per la corsa del 2028, appare in condizioni leggermente migliori su Vance: ma il peso negativo del voto di martedì potrebbe essere per entrambi un peso insormontabile, dato che le elezioni hanno rappresentato un vero e proprio referendum sul loro operato. Trump intanto, incassando i dati più che positivi sull'occupazione di ottobre, continua a raccogliere fondi per le sue attività politiche con un obiettivo ben preciso: Axios - secondo cui il tycoon continua ad alimentare i suoi Super Pac, come Maga Inc - ha riferito che The Donald punta ad avere la forza per influenzare gli scenari del 2028, mettendo sotto pressione i repubblicani che vorrebbero rompere con lui. Infine, la posizione del capo del Pentagono Pete Hegseth appare sempre più complicata: il deputato repubblicano Thomas Massie, deciso oppositore di Trump, presenterà la prossima settimana, alla ripresa dei lavori del Congresso, la mozione di impeachment contro il segretario alla Difesa. "C'è un solo scenario in cui non la ripresenterò: se Hegseth si dimette", ha scritto Massie in un post su X.
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Source: ANSA · Agenzia ANSA
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