Un operatore che tace, un ministro che non si dimette, un sistema di sicurezza sotto accusa, decine di famiglie in angoscia per conoscere la sorte dei propri cari e migliaia di passeggeri alle prese col caos ferroviario. La Spagna cerca ancora risposte dopo la sciagura ferroviaria di Urda, in provincia di Toledo, costata la vita ad almeno 69 persone, mentre la fiducia nell'alta velocità, per anni considerata un'eccellenza nazionale, vacilla.

Sono 72 le denunce alla Guardia Civil di familiari di persone che non hanno dato notizie dopo l'incidente. Cinque di quelle segnalate sono state ritrovate vive. Il dato non coincide automaticamente con il numero dei morti o con quello dei dispersi ancora da indentificare, fra cui un'italo venezuelana e un'italo-argentina, residenti in Spagna. L'Istituto di Medicina legale di Toledo ha effettuato 65 autopsie su 69 vittime. Dei riconoscimenti, tramite Dna, sono 12 quelli notificati finora ai familiari. Fra le vittime, come ha segnalato il premier Pedro Sanchez, ci sarebbero cittadini di 27 nazionalità.

Sul fronte giudiziario, l'operatore del centro di controllo Adif ad Atocha, a Madrid, che mercoledì avrebbe autorizzato la ripartenza a velocità normale del treno Ave di Renfe, poi schiantatosi contro un convoglio Iryo fermo sui binari, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Convocato come indagato a piede libero, alla presenza del proprio avvocato, ha fatto scena muta. E' lui, al momento, al centro della ricostruzione di una catena di errori che, secondo il ministro dei Trasporti Oscar Puente, avrebbe trasformato un guasto tecnico in una catastrofe.

Mercoledì un problema informatico al centro di Urda ha provocato la caduta del sistema automatico di sicurezza Lzb, fermando i treni e facendo entrare la linea in una modalità di 'circolazione degradata'. Un'avaria definita da Puente nella "normalità europea", registrata in 170 occasioni nel 2026. In queste condizioni, i protocolli prevedono che i convogli procedano a vista, a non più di 40 Km l'ora, per avere il tempo di frenare, e che il treno che segue non riparta prima di quello che lo precede.

Ma, secondo la ricostruzione, alle 8:35 il centro di controllo di Adif avrebbe autorizzato prima l'Ave "a riprendere la marcia a velocità normale". Alle 8:41 sarebbe arrivato il via libera anche all'Iryo, fermo 25 chilometri più avanti, che però non riuscì a ripartire. La macchinista segnalò il problema al centro di controllo, senza che l'informazione arrivasse al conducente dell'Ave, che intanto aveva raggiunto almeno 160 km orari. Alle 8:53 lo schianto.

Puente ha sottolineato che le responsabilità individuali saranno accertate nelle sedi competenti. Ma ha escluso di lasciare l'incarico, nonostante le pesanti pressioni politiche, da destra come da sinistra. Poco prima, il premier Pedro Sanchez aveva riconosciuto la crisi di credibilità del sistema: "La fiducia nell'alta velocità del nostro Paese è compromessa", ha rilevato, assicurando che il governo "darà soluzioni perché una tragedia di queste dimensioni non si ripeta".

A un mese dal voto del 29 novembre, il leader socialista rischia di legare il suo destino politico a quello del ministro, sempre più contestato. Eppure le criticità non sarebbero nuove. Già nel maggio 2025 la Commissione indipendente d'inchiesta sugli incidenti ferroviari (Ciaf), dopo aver analizzato 98 comunicazioni fra centri di controllo e macchinisti, aveva denunciato carenze "non riconducibili a episodi isolati" ma come "fattore sistemico".

Anche i sindacati dei macchinisti denunciano da tempo problemi di sicurezza, manutenzione e organizzazione, proclamando più scioperi. L'ultimo, in concomitanza con il ponte di Ognissanti. Un caos che si unisce ai disagi provocati dall'interruzione della linea Madrid-Andalusia dal giorno dell'incidente. E, in mezzo allo smarrimento, sui social si attiva la solidarietà: 'Te Hago Hueco', ti faccio posto, una piattaforma che mette in contatto automobilisti con chi in cerca un passaggio. 

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Source: ANSA · Agenzia ANSA

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