Uno tsunami blu travolge Donald Trump. L'America boccia sonoramente il presidente e consegna il Congresso ai democratici. Frustrati dal carovita e dalla guerra in Iran, gli elettori hanno girato le spalle al tycoon, quasi gridandogli quel 'you are fired' che lo ha reso famoso quando regnava sul piccolo schermo. "Resta il vostro presidente", ricorda a tutti la Casa Bianca con un messaggio su X accompagnato da uno foto di un Trump minaccioso appoggiato al Resolute Desk dello Studio Ovale.
Per il presidente, però, la pesante sconfitta è stata un pugno allo stomaco che lo rende un'anatra zoppa per i prossimi due anni, legandogli le mani nell'attuazione dell'agenda di quell'America First che per oltre un decennio ha cercato di imporre agli Stati Uniti. Il presidente ha pagato un prezzo alto alle urne è l'Iran: "Il vero motivo per cui abbiamo perso è evidente a quasi tutti, è la guerra", ha detto JD Vance smarcandosi da Trump e da un conflitto al quale si è sempre opposto, e che sembra ora potergli spuntare le armi per una candidatura alle presidenziali al 2028. D'accordo con Vance è Don Jr, il figlio del tycoon, anche lui scettico sull'operazione in Iran fin dall'inizio. Non emerge bene dalla batosta repubblicana neanche Marco Rubio: il capo della diplomazia americana è alla guida di una politica estera che gli americani hanno bocciato alle urne, dando mandato ai democratici per cambiare passo. I dem non hanno solo vinto la Camera e il Senato con numeri inimmaginabili solo qualche settimana fa - hanno almeno 232 seggi alla Camera e 54 al Senato -, ma hanno espugnato le roccaforti repubblicane di Texas, Kansas e South Carolina battendo i candidati personalmente scelti dal presidente.
Il dem James Talarico ha battuto il rivale Ken Paxton e i milioni di dollari che Elon Musk ha versato alla sua campagna per aiutarlo, divenendo il primo liberal a essere eletto al Senato nello Stato dal 1988. Darline Graham, la sorella del defunto alleato del presidente Lindsey Graham, è stata sonoramente sconfitta. In Kansas Adam Hamilton è stato il primo dem a essere eletto alla Camera alta dal 1932.
Il progressista Abdel El-Sayed ha vinto un seggio al Senato in Michigan, divenendo il primo musulmano a essere eletto alla Camera Alta e confermando l'avanzata dell'ala più sinistra del partito, quella che potrebbe proiettare la deputata star Alexandria Ocasio-Cortez alla corsa alla Casa Bianca. Jon Ossoff è stato invece confermato senatore in Georgia, in una vittoria che gli consente di guardare con maggiore fiducia a una sua possibile candidatura al 2028, se decidesse di scendere in campo. Fra i repubblicani si parla senza mezzi termini di un "bagno di sangue". Lo shock più difficile da superare è quello del Texas, storico fortino rosso: se la vittoria di Talarico ha stupito, la sconfitta del governatore repubblicano Greg Abbott è un colpo da cui i conservatori fanno fatica a riprendersi. I texani hanno scelto al suo posto la dem Gina Hinojosa.
Molte altre donne democratiche però hanno sbancato: Keisha Lance Bottoms guiderà lo stato della Georgia in qualità di prima governatrice afroamericana degli Stati Uniti, mentre Deb Haaland ha conquistato il New Mexico, divenendo la prima nativa governatrice americana. Successi che hanno già innescato la resa dei conti all'interno del partito repubblicano. Lo speaker della Camera Mike Johnson, stretto alleato di Trump, ha già annunciato che lascerà la guida dei conservatori alla Camera e per sostituirlo si sono già fatti avanti in due, Jim Jordan e Steve Scalise, che saranno protagonisti di un duello agguerrito. Alla rabbia dei repubblicani si contrappone la gioia incontenibile dei democratici, attesi ora da un test decisivo che avrà risvolti anche per presidenziali.
Alla guida del Congresso nei prossimi due anni dovranno dimostrarsi in grado di rispondere alle richieste degli americani a partire dal calo dei prezzi: 'Rimbocchiamoci le maniche', l'appello arrivato da Barak Obama. E dovranno mostrare un'unità che al momento sembra sfuggente fra le due anime del partito, la moderata dell'establishment e la progressista che, sempre più vittoriosa a livello nazionale, chiede un ruolo centrale e meno compromessi. Trovare un equilibrio non sarà semplice ma al momento per i dem la cosa che conta è aver vinto e avere l'occasione di arginare Trump, iniziando a mettere fine alla sua era nella consapevolezza che, però, non sarà più possibile tornare alla politica tradizionale che ha preceduto l'arrivo sulla scena del tycoon.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Source: ANSA · Agenzia ANSA
At a glance
- Topic
- World
- Country
- 🇮🇹 IT
- Publisher language
- IT
- Added to Allnira