La commissione elettorale israeliana, insieme allo Shin Bet, ha dichiarato che ''il voto si è svolto regolarmente, e le indagini in corso su eventuali illeciti non ne pregiudicheranno gli esiti''. L'inchiesta riguarda ingenti somme in contanti ricevute da un deputato della Lista Unita (la coalizione di tre partiti arabi già in parte presente nella Knesset), le indagini sulle presunte ingerenze straniere sul voto prenderanno tempo ma non inficeranno l'iter per la formazione del governo. Svanito quindi lo spettro di un nuovo Qatargate, con il Likud che protesta contro la Commissione, i partiti si apprestano a iniziare mercoledì le consultazioni dal capo dello Stato Isaac Herzog. Il 'blocco del cambiamento' sembra trovarsi in un vicolo cieco: comunque si proceda con la conta, i numeri non tornano. Gadi Eisenkot (il suo Yashar con 21 seggi è il partito dominante tra le attuali opposizioni) ha avuto oggi il primo faccia a faccia post urne con Avigdor Liberman (7 seggi), l'osso duro dello schieramento, che pone il veto più risoluto a qualsiasi governo con l'appoggio anche solo esterno dei partiti arabi o ultraortodossi. Eisenkot ha incontrato separatamente anche Naftali Bennett (12 seggi con Yair Lapid) e Yair Golan (8 seggi).
Ma, cinque giorni dopo le elezioni, il Change bloc non ha ancora tenuto una riunione congiunta tra le diverse anime che lo compongono e che continuano a non esprimere una strategia coerente unitaria. I retroscena giornalistici pullulano di indiscrezioni e ipotesi contrastanti, restituendo l'immagine di uno schieramento di opposizione che, per fare un passo nella direzione di un governo, dovrà rinunciare per forza ad almeno una delle tre promesse elettorali: non sedersi con i partiti arabi, né con gli ultraortodossi, né con Netanyahu. Secondo Ynet, Eisenkot potrebbe rinunciare a due, vagliando l'opzione di un governo di minoranza che si appoggi sul sostegno esterno sia del partito islamico Ra'am (8 seggi), che del partito ultraortodosso ashkenazita Ebraismo Unito (7 seggi).
Video Herzog: 'Mercoledì i dati ufficiali del voto, poi al via le consultazioni'
Questa fazione, infatti, da tempo sta valutando di porre fine all'alleanza decennale con Netanyahu, dalla cui coalizione si era già sfilato nel luglio 2025 in polemica con la mancata approvazione di una legge per l'arruolamento di suo gradimento. Lo scenario però rimane molto incerto, soprattutto a causa dell'instabilità di un governo che sarebbe sostenuto da ben 15 voti esterni che rischiano di fatto di impedirne l'attività. Nel frattempo, il partito Ebraismo Unito ha fatto sapere che l'ipotesi più probabile è quella di non raccomandare nessun nome al capo dello Stato, una prassi che ha caratterizzato a lungo la Lista Araba Unita (11 seggi), che invece questa volta sembra abbia intenzione di indicare Eisenkot al presidente Herzog. Sulle trattative si riversa prepotentemente l'ombra della ripresa della guerra con l'Iran, che potrebbe spingere per l'opzione di unità tra Netanyahu e Eisenkot ''con garanzie dei presidenti'', riporta Channel 11, intendendo anche quello Usa che gradirebbe un governo del genere. In parallelo, a fronte dello stallo sull'esecutivo, l'opposizione ha invece tutta l'intenzione di portare avanti la linea del controllo della Knesset: lì i numeri ci sono in abbondanza per sostituire il presidente, Amir Ohana del Likud, già a ridosso dell'insediamento del nuovo Parlamento il 10 novembre. E per portare avanti un pacchetto di leggi iniziale, come banco di prova della tenuta della variegata alleanza: commissione d'inchiesta sul 7 ottobre, leggi per l'arruolamento, nuovo controllore dello Stato. Fino all'eventuale carta ultimativa: l'eventuale legislazione che potrebbe impedire a un premier con processi in corso di servire nella carica, o limitarne il mandato a due incarichi.
Video In piazza a Tel Aviv per chiedere un governo ebraico-arabo
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Source: ANSA · Agenzia ANSA
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