I vicoli stretti della città vecchia di Delhi, la skyline moderna di Mumbay, la natura rigogliosa del Rahjastan: per la prima volta in 53 edizioni il calendario Pirelli sceglie l'India come sfondo. Colori e contrasti, bellezza e vitalità in una edizione insolita a due firme, quelle di Solve Sundsbo che aveva già firmato lo scorso anno e quella di Avani Rai, fotografa figlia d'arte. Il padre Raghu Rai, maestro della fotografia indiana, è scomparso a fine aprile qualche mese dopo aver accettato l'incarico di scattare il calendario 2027.
Il concept è stato rimodulato per non perdere quella protagonista, l'India, scelta forse anche per prospettive politico economiche, considerando che Pirelli proprio qui a New Delhi ha annunciato ieri l'accordo con l'indiana Bkt per la produzione di 800mila pneumatici premium entro il 2030. Il presidente esecutivo Marco Tronchetti Provera non nega il contesto, ma aggiunge: "Il calendario anno dopo anno è diventato un oggetto d'arte molto atteso, non deve vendere nulla, promuovere nulla, è lì a esprimere una visione artistica".
È un calendario con due anime: quella del fotografo di moda norvegese Solve Sundsbo, che ha scattato nella natura del Rahjastan, dando a nove affermate personalità del fashion e dello spettacolo la possibilità di una sorta di ritorno alle origini. E quella di Avani Rai, che vive l'india di oggi e ha voluto realizzare foto totalmente ambientate in strada. Nei ritratti di Sundsbo ci sono tra le altre Freida Pinto, Padma Lakshmi, Aditi Rao Hydari.
Dice all'ANSA Freida Pinto, lanciata poco più che ventenne nel cult The Millionaire di Danny Boyle e oggi attrice affermata, modella e produttrice (dal 17 dicembre su Netflix la serie Una nuova terra dai racconti di Jhumpa Lahiri) : "Sono orgogliosa che sia dedicato all'India. Certo è impossibile in un ritratto o in un insieme di foto catturarne la complessità, ma lo ritengo una intensa rappresentazione di un paese in fermento.
Io personalmente sento di essere stata me stessa in questi scatti". Si augura Pinto che aiuti a scardinare i soliti stereotipi "sulle donne indiane, tutte uguali tradizionali, silenziose e sottomesse".
Anche Solve Sundsbo parla di cliché, soprattutto di quelli da fotografo da evitare: "Ho vissuto la proposta di rifare il calendario come sulle montagne russe. Ne ero felice ma anche spaventato dagli stereotipi che da europeo potevo avere anche inconsapevolmente, per questo ho pensato di provare a catturare un'atmosfera indiana più che un paesaggio e di scattare solo dopo lunghe conversazioni con le protagoniste per ritrarle quanto più possibile nell'autenticità. Così l'India non era solo un backdrop. Ho scelto di ritratte donne indiane in India, è un punto di vista". Con l'esperienza e con il tempo l'arte fotografica di Sundsbo, molto affermato nella moda e nei fashion magazine, è cambiata: "All'inizio era tutto più studiato, tecnologico, costruito, artificiale, ora invece sono orientato ad una ritrattistica più autentica, naturale". In controtendenza con la spinta all'uso dell'intelligenza artificiale: "Per me l'Ai è un tool, uno strumento ma non mi lascio condizionare, non riuscirei ad esprimermi. I miei figli la odiano, sono scettici su chi la controlla, la usano e la temono al tempo stesso ma mai vorrebbero che diventasse centrale nel mio lavoro. La fotografia storicamente si pensava potesse sostituire la pittura e non è stato così, lo stesso spero accada con l'Ia nella fotografia".
E se quelli di Solve Sundsbo sono ritratti tutto sommato classici, a dare la scossa in questo Pirelli 2027 c'è l'arte di Avani Rai. Ha scelto ragazzi sullo skate, una banda che suona in strada, gli interni di un bar, una famiglia che si ritrova allo specchio, uomini in strada. Non ci sono modelle (a parte la mamma), ma un caleidoscopio pop, coloratissimo e a tratti surreale che gioca, elaborando il lutto, con le foto del padre Raghu, come fossero quinte di quel teatro specialissimo che è la vita nelle strade dell'India. "Sono rimasta fedele a me stessa, anziché limitarmi a tramandare qualcosa in modo acritico.
Un'eredità non può mai essere cieca". È andata negli stessi luoghi delle fotografie del padre e ha fatto i suoi scatti costruendo la scena: "La fotografia vive di dettagli, esiste in un preciso istante temporale, e non si ripete mai. Nulla accadrà mai più nello stesso modo". È una celebrazione? "Si, è la vita stessa che va celebrata. E in un Paese come il mio che sta attraversando un cambiamento, ma direi anche altrove, nel resto del mondo, Europa inclusa, con molti giovani che scendono in strada a manifestare per un mondo migliore, per condizioni di vita migliori. Fotografo il divenire delle cose; quando la vita accade proprio fuori dalla tua porta, hai la responsabilità di documentarla".
Il caso delle foto di Raihan Vadra (il figlio di Priyanka Gandhi) sulle manifestazioni a Delhi rimosse nel giorno dell'inaugurazione apre in questi giorni i tg del paese, cosa ne pensa? "Non voglio esprimere la mia opinione a parole.
Preferisco che sia la mia fotografia a farlo, l'arte è sempre politica - risponde all'ANSA Avani Rai -: è un peccato che ciò che fotografiamo non possa essere visto, o che ne sia impedita la diffusione, qui come in altre parti del mondo. Del resto, ci sono molti paesi in cui si sta cercando di eliminare qualsiasi punto di vista, così come ogni senso della realtà".
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Source: ANSA · Agenzia ANSA
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