"L'elicottero si era posato a terra per 3-4 minuti, poi c'è stato un suono strano e lo abbiamo visto che si alzava improvvisamente in volo di nuovo, ma come impazzito, girando su se stesso. Poi è ricaduto a terra": a raccontare all'ANSA il momento dello schianto del Ch-47 è Nedjo, abitante del piccolo villaggio di Gorice, alle porte di Brčko, un gruppetto di case sparse fra i campi in mezzo ai quali il relitto del Chinook è ben visibile e circondato da tecnici e operatori con le tute bianche, medici legali e mezzi militari.

L'elicottero, forse già in panne, si era posato lì probabilmente perché quel campo è anche un campo di volo, e infatti lì accanto c'è un piccolo hangar. Nedjo con il suo amico Pista (Stejpan) sono stati fra i primi a precipitarsi sul posto dove pochi istanti prima l'elicottero era precipitato, insieme ad un poliziotto in pensione. "Sentivamo delle grida, i soldati cercavano di uscire dalle lamiere, uno parlava sul cellulare.

Poi abbiamo visto che c'era qualcuno che era morto. La donna non l'abbiamo tirata fuori (la sergente della Croce Rossa Laura Procacci, che morirà poco dopo, ndr), perché non rispondeva, non era cosciente. Alcuni li abbiamo aiutati a uscire, prima che arrivasse, attraversando il campo, una sola ambulanza". Alcuni feritri sono stati caricati su auto private e portati in ospedale, racconta Pista: "Poi, quando sono arrivati i vigili del fuoco, ci hanno detto di allontanarci, perché tutto intorno c'era carburante sparso e poteva prendere fuoco da un momento all'altro". I filmati girati con i telefonini e poi diffusi sui media mostrano chiaramente l'elicottero che si avvita e poi precipita.

"Ho l'impressione che sia stato il coraggio dei piloti, che sono riusciti a mantenere l'elicottero in volo, a evitare che precipitasse sulle case, facendo vittime civili", spiega, interpellato al telefono dall'ANSA, Siniša Milić, il sindaco di Brčko, comune di circa 40mila anime sulla Sava, che segna il confine fra la Bosnia Erzegovina e la vicina Croazia. Un distretto, quello di Brčko, che gode di statuto autonomo per la popolazione mista, per cui non fa parte né della Republika Srpska né alla federazione croato-musulmana. Una cittadina che non ha del tutto richiuso le ferite della guerra di trent'anni fa. "Qui - spiega il sindaco, che ha proclamato una giornata di lutto - c'è un'enorme solidarietà da parte dei cittadini comuni, consapevoli che i soldati italiani sono caduti per difendere la pace in questo difficile Paese". Lui stesso ha sentito l'elicottero: "E' passato sopra l'abitato di Brezik, dove abito e volava decisamente basso. C'era qualcosa di strano. Purtroppo poi ho avuto la notizia che si era schiantato", racconta Milić.

"Si tratta di una tragedia che ha colpito entrambe le entità della Bosnia", aggiunge, spiegando di essere stato informato dal ministro della Sanità della Republika Srpska sulle condizioni degli undici militari feriti".

Su questi ultimi, il direttore generale dell'Ospedale di Brčko, Jasmin Mehanović, spiega che nessuno dei nove presenti nel suo istituto ha avuto bisogno di interventi chirurgici, mentre, per quanto riguarda i due ricoverati a Tuzla, a 70 chilometri di distanza, "per loro si decide oggi se sarà necessario un intervento", ribadendo comunque che nessuno è grave. Intanto sul campo vicino a Gorice, sotto un cielo plumbeo e freddo, la zona del disastro è stata delimitata, a centinaia di metri di distanza, da lunghe distese di nastro giallo della 'polizia', segnando anche i punti in cui sono caduti detriti dell'elicottero. E la carcassa del Chinook giace rovesciata, schiacciata sotto il suo stesso peso, i quattro carrelli protesi in aria come le zampe di un animale morto.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Source: ANSA · Agenzia ANSA

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